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Se Parigi Avesse il Mare. 13 novembre 2015 / Finka / Paris Sausage Walk 2025 / At Home Yazid Ichemrahen / Echappées / Symphonie des éclairs
10 novembre 2025

Il venerdì 13 novembre 2015 ero a Lisbona, lontana dalla mia confort zone parigina, per un evento di tango. Inizio serata, note e parole, abbracci amici e non. Il telefono in fondo alla borsa, come solo quando ballo accade. All’improvviso, lo sguardo buio di chi poi è diventato un buon amico parigino: “A Parigi è un casino, guarda il telefono”. Messaggi, confusione, notizie feroci, sempre di più. Il tango sparisce, la gente, la sala. Ringrazio la vita per non esserci stata, quel 13 novembre, in quella Parigi d’orrore. Eppure, quella è la notte in cui sono stata per la prima volta davvero parisienne. Non scorderò mai la dolcezza malinconica di Lisbona, a cullare l’inquietudine e la voglia di tornare a casa, nonostante la paura.
Sono passati dieci anni, ma quel giorno non lo scorderà nessuno, qui: Paris se souvient. Il 13 novembre del 2015 ha colpito i nostri luoghi, la nostra leggerezza, il nostro sentirci al sicuro in questa città. Da allora, Parigi ha una memoria diversa. Dalla scorsa estate, un nuovo luogo fiorito, in place Saint-Gervais, permette di celebrarla in silenzio nel cuore della città. Fluctuat nec mergitur.
1. Boulot-métro-resto : Finka
Boulot-métro-resto: lavoro, metro, ristorante, a Parigi si mangia fuori
Finka è un ristorante dove viaggiare lontano con i sapori. Questo posticino storico nascosto in una stradina dell’Haut Marais, che fino a qualche mese fa si chiamava La Datcha, ha cambiato concept lo scorso settembre, accogliendo un nuovo chef. Il colombiano Esteban Salazar, noto per aver fatto Top Chef 16, è arrivato portando con sé un’onda di energia e di sapori d’ispirazione latina. Se la sala del ristorante conserva il suo fascino industrial-glam, l’atmosfera si è fatta più calda, accesa da ritmi e profumi sudamericani cari allo chef.


Nato a Bogotá, Esteban si è formato tra Francia, Stati Uniti e Martinica, costruendo una cucina meticcia e vivace, che racconta le sue origini e prende ispirazione dai paesaggi del Pacifico, delle Ande e dell’Amazzonia. Tra i piatti più rappresentativi, una galette di manioca con lingua di manzo e crema di avocado, o l’hogao fumé con melanzane e anacardi. Dopo cena, basta scendere le scale per continuare a far festa allo Spootnik, lo storico cocktail bar che si trova al piano di sotto.
Dove? Finka, 57 Rue des Gravilliers, 75003 Parigi
2. On fonce ! : Paris Sausage Walk 2025
On fonce ! : andiamoci!
Se mai avrò un cane nella mia vita, sarà un Teckel. Trovo irresistibili quelle piccole scodinzolanti creature dal corpo allungato. Dopo quella dei serveurs, è il turno di un’altra sfilata abbastanza improbabile, la Paris Sausage Walk. Arrivato quest’anno alla sua sesta edizione, il defilé parigino dei bassotti torna lungo le rive della Senna domenica 16 novembre, dalle 11 alle 13.
Oltre a essere una passeggiata divertente, l’evento ha un lato solidale abbastanza curioso: i proventi della vendita di borse, poster e badge per amanti di bassotti saranno destinati all’associazione Teckels Sans Doux Foyer, che si occupa di accogliere e favorire l’adozione di cagnolini abbandonati. Rendez-vous sull’esplanade David Ben Gourion, nel 7e arrondissement di fronte al museo del Quai Branly, per un percorso lungo 3,8 chilometri e aperto a tutti gli amanti di questi piccoli cani.
3. Flambant neuf : At Home Yazid Ichemrahen
Flambant neuf: nuovo di zecca
At Home è il nuovo indirizzo parigino di Yazid Ichemrahen, celebre pasticcere proclamato nel 2014 – a soli 22 anni – più giovane campione del mondo di pasticceria. Oggi, poco più che trentenne, inaugura nel cuore di Parigi, vicino a Place des Victoires, un luogo che riflette perfettamente la sua personalità, a metà tra appartamento, caffè, ristorante e pasticceria. Le sue creazioni dolci, esposte come gioielli in vetrina, catturano lo sguardo prima ancora del palato, mentre la cucina a vista esprime l’anima conviviale della maison.


Nel menu salato, piatti dal gusto preciso e sorprendente raccontano i viaggi e le esperienze dello chef pâtissier, come la melanzana al miso in omaggio al Nobu, o il sushi di tonno Ikura destrutturato, ispirato al suo viaggio a Kyoto. Tra i dolci, irresistibile la Forêt Noire racchiusa in una ciliegia lucente, vera icona del suo percorso. Da non perdere il teatime pomeridiano, per una pausa di lussuosa golosità nel cuore della città.
Curiosità: la storia di Ichemrahen è diventata un film, À la belle étoile, che racconta come questo giovane ambizioso sia passato da un’infanzia difficile all’élite della pasticceria mondiale, tra sacrifici e immensa determinazione. Lo trovi qui.
4. Dans les yeux : Echappées, Fondation Desperados
Dans les yeux : negli occhi.
Una mostra collettiva e gratuita dedicata all’arte urbana, da scoprire in un luogo insolito: fino al 30 novembre 2025, la Fondation Desperados presenta Échappées, récit d’une odyssée urbaine alla Poste Rodier, un ex centro postale di 1.200 m² nel 9e arrondissement, eccezionalmente aperto al pubblico per l’occasione.

Ideata dall’artista Alëxone Dizac, conosciuto per i suoi coloratissimi graffiti, l’expo riunisce 12 artisti francesi e internazionali (tra cui Miss Van, Steph Cop, Andrew Schoultz, Hitnes, 100TAUR e Madame), per un’esplorazione delle mille forme dell’arte urbana attraverso disegni, sculture e fotografie. Tra un sogno e l’altro, un’opera e un’installazione, ci si lascia portare da un racconto inedito firmato Julia Montauk, che accompagna il percorso come in un sogno lucido. Tra le opere più poetiche, il Parloir des souhaits di Duy Anh Nhan Duc e la cabina-fiaba Promenons-nous dans les bois di Madame. C’è tempo fino a fine novembre per lasciarsi sorprendere da forme e sogni di questi artisti, tra racconti visivi e momenti di poesia urbana.
5. En boucle : Symphonie des éclairs, Zaho de Sagazan
Ecouter en boucle: ascoltare in loop.
Zaho de Sagazan ha 25 anni. Ne aveva 22 quando il suo disco trampolino, La symphonie des éclairs, ha travolto e conquistato la scena della chanson française, aggiudicandosi quattro premi alle Victoires de la Musique. In questo autunno, l’artista è tornata con una versione sinfonica del suo acclamato album di debutto, affiancata dai musicisti dell’Orchestre National de Lyon. Un’occasione per riascoltarlo e, forse, innamorarsene, come è successo a me.
A iniziare dalla canzone che da il nome al disco, La symphonie des éclairs. Il pezzo inizia con un ritornello poetico e delicato, che torna come un mantra dolce e determinato, cantato da una voce femminile potente e profonda, capace d’emozione e virtuosismi. Zaho de Sagazan crea un linguaggio musicale in cui i bassi elettrici si fondono con testi ora delicati, ora sensuali, ora duri, guidandoci in un viaggio sonoro ipnotico, in equilibrio tra fragilità e potenza.
Il fait toujours beau au-dessus des nuages
Mais moi, si j’étais un oiseau, j’irais danser sous l’orage
Je traverserais les nuages comme le fait la lumière
J’écouterais sous la pluie la symphonie des éclairs
Nata da un turbamento adolescenziale trasformato in forza creativa, questa canzone celebra l’ipersensibilità, incarnata dalla una petite tempête interna, che rifiuta di restare in silenzio. Diluvia, ma Zaho danza sotto la pioggia al ritmo di tuoni e fulmini, vive pienamente le proprie emozioni con sensibilità e coraggio. Questa sinfonia tempestosa celebra la bellezza del caos, trasformando le lacrime in musica e la vulnerabilità in libertà.
Io ne preferisco la versione originale, ma la nuova versione dell’album merita un ascolto. Accompagnate da un’orchestrazione grandiosa, le melodie si fanno cinematografiche, con archi, ottoni e percussioni che amplificano le emozioni. Sul palco, Zaho unisce sensibilità e forza, creando un’esperienza musicale potente, che celebra l’imperfezione e l’ipersensibilità.
In questo novembre, Parigi danza anche lei tra i fulmini, aspettando un raggio di sole.



