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Se Parigi Avesse il Mare. Bonne Année / Osteria Gòto / Swell Dance / Elysée Lincoln / Pekka Halonen / Où vont les idées noires
31 gennaio 2025
Ça y est, ci siamo finalmente lasciati alle spalle gennaio, mese lungo dodici, che non meritava certo di essere raccontato… Eppure, eccomi qui. A Parigi, questo 2026 è iniziato con una nevicata bella seria, di quelle che non si vedevano da anni. La città ha sfoderato tutto il suo charme glaciale, le strade sono diventate piste da sci, i bus si sono fermati, tanti sono scivolati e hanno fotografato Madame vestita di bianco. Tutto questo, io l’ho visto sui social, perché non c’ero. Bref, j’ai raté la neige.
La prima immagine che ho avuto tornando in città in questo nuovo anno, è stata quella che mi accoglie sempre quando torno: lo scorcio che si intravede uscendo dal métro e e che si svela poco a poco, gradino dopo gradino, accompagnato da uno schiaffo d’aria fredda e tagliente. Ma niente neve.
1. Boulot-métro-resto : Osteria Gòto
Boulot-métro-resto: lavoro, metro, ristorante, a Parigi si mangia fuori


L’Osteria Gòto è uno di quei posti dove vado quando ho voglia di Italia. Fondata dal veneziano Francesco La Porta insieme ad Arianna Cavallo, questa osteria contemporanea porta i sapori della laguna veneziana a Parigi, attraverso una cucina creativa, sincera e profondamente legata alla tradizione. Aldilà del pesante tendaggio che la separa dal boulevard Voltaire, nell’11° arrondissement, si è accolti dall’atmosfera rétro-chic della sala. Dietro al bancone, la cucina si mostra senza filtri. Francesco guida la brigata con concentrazione, affiancato da Alex Pedersoli (ex Septime), mentre in sala l’accoglienza (dall’accento anglosassone) è assicurata da Rupert Wilmnot.
In omaggio alla tradizione culinaria veneziana, i piatti reinterpretano con creatività alcuni dei suoi grandi classici. In menu compaiono piatti iconici come le sarde in saor, il baccalà mantecato servito in versione “maritozzo” salato. Io mi sono innamorata perdutamente di un’amatriciana di ventresca di tonno fait maison, in una sorprendente versione di mare: nella cave del ristorante, filetti di tonno e altri pesci vengono fatti maturare secondo la disponibilità del pescato, per creare un’ottima charcuterie de poisson. Un posto che riserva sorprese buonissime.
Osteria Gòto, 151 Bd Voltaire, 75011 Parigi
2. On fonce ! : Swell Dance
On fonce ! : andiamoci!
In tempi di virtualità, schermi e sollecitazioni mentali costanti, è sempre più urgente trovare spazi in cui vivere il corpo, la presenza e il movimento. Il bisogno di ballare, respirare e connettersi in modo vero è oggi una necessità profonda. Gli Swell Dance sono happening di danza nati a Parigi proprio da questo desiderio: ritrovare una relazione semplice, libera e collettiva con il movimento. Questa pratica di danza nasce dall’ascolto del corpo e del respiro, senza coreografie, favorendo presenza e connessione profonda con sé stessi e gli altri, attraverso musica, spazio e movimento spontaneo.
Il formato è essenziale e inclusivo. L’esperienza dura due ore e inizia con un momento di improvvisazione guidata da un professionista della danza, che accompagna il gruppo a entrare nel movimento in modo leggero e senza giudizio. Non serve avere esperienze precedenti. Si prosegue poi con un DJ set o musica dal vivo, in cui la danza diventa totalmente libera: si balla a piedi nudi, senza bere alcol, senza parlare e senza aspettare la notte, di essere in un club o a un evento. Gli happening avvengono di mattina/pomeriggio e finiscono presto.
Si va a una “Swell” per il piacere puro di ballare insieme, lasciar parlare il corpo, lâcher e ricordare che la danza, la connessione e la gioia condivisa meritano di far parte della nostra vita quotidiana.
3. Flambant neuf : Elysée Lincoln
Flambant neuf: nuovo di zecca
Ogni vero parigino che si rispetti non mette mai piede sugli Champs-Élysées, a meno di non esservi costretto da questioni di vita o di morte (tipo andare dall’osteopata, per capirci). L’avenue “più bella del mondo”, con i suoi mille negozi e locali, non è proprio un posto frequentatissimo dai locals, ebbene sì. Diciamo che, per quanto non “vitale”, fare un salto all’Élysées Lincoln potrebbe essere un motivo per tornare in zona. Questo cinema storico si è refait une beauté a ha riaperto a fine 2025 in una veste completamente rinnovata, dal look vintage-chic.
Le tre sale, ciascuna con un universo proprio, ricordano più un boutique hotel che un cinema. Art déco in stile Wes Anderson, colori pop e geometrie alla Mondrian, tutto è studiato nei minimi dettagli: poltrone, applique, tappezzerie e materiali, accompagnati da audio surround e schermi di ultima generazione. Côté programmazione, si passa dai film d’autore ai grandi classici e alle nuove uscite. Insomma, è un posto da scoprire.
Elysées Lincoln, 14 Rue Lincoln, 75008 Parigi
4. Dans les yeux : Pekka Halonen, Petit Palais
Dans les yeux : negli occhi.
Dicevo, j’ai raté la neige, niente Parigi innevata di inizio anno per me. Per quanto l’inverno sia una stagione che il mio corpo fatica ad accettare, la neve resta però qualcosa di magico per me. Perché sì, vivo a Parigi da 20 anni, ma resto comunque una donna del sud che si emoziona guardando i fiocchi venir giù. In questo momento, per quanto in città non ci sia più traccia di neve, c’è un posto dove andare ad ammirare paesaggi innevati e silenziosi: Un hymne à la Finlande, retrospettiva su Pekka Halonen (1865-1933), al Petit Palais fino al 22 febbraio.
Esposti per la prima volta in Francia, i quadri del pittore finlandese ci accompagnano in una passeggiata tra boschi innevati, laghi e scorci di vita finlandese, come in un romanzo di Iperborea, celebrando paesaggi incontaminati e catturando la magia delle stagioni. Oltre cento opere, tra collezioni pubbliche e private finlandesi, raccontano luce, natura, e neve, chiamata con decine nomi diversi. Il risultato è un’esperienza visiva sorprendentemente calma e intima, perfetta per un pomeriggio d’inverno.
5. En boucle : Où vont les idées noires, Caïman
Ecouter en boucle: ascoltare in loop.
Caïman è un’artista emergente nel panorama musicale francese, dallo stile in bilico tra dream‑folk, indie e dream‑pop, che si definisce una indie dreamer. Parte dell’album Dreamcore, uscito ad ottobre 2025, il brano Où vont les idées noires invita a fare qualcosa di difficile: guardare in faccia i propri tormenti interiori. Un messaggio la cui intensità è amplificata da sonorità dream-folk-elettroniche e da un ritmo quasi ipnotico.
Sais-tu conduire sans les phares
Tu ne vois plus rien devant
Où vont les idées noires
Quand elles prennent le volant?
Questa canzone è un manifesto poetico: non scacciare i pensieri difficili, ma osservarli e lasciarli passare, trasformando il buio in creatività. E Caïman trasforma le sue idées noires in un viaggio musicale intenso e poetico. Come in sogno, il testo invita a seguire queste emozioni senza giudizio, a lasciare che si muovano e si trasformino, come onde che attraversano il nostro io. Una canzone perfetta per l’inverno, tempo di introspezione e pazienza, ideale per affrontare la verità del freddo fuori e e le emozioni più nascoste che abitano dentro di noi.
Gennaio è finito. Siamo sicuri?





