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Se Parigi Avesse il Mare. Printemps / Mi Cha-Ya / Plantation Paris / Print / Coulée Verte / Avis de Tempête
4 maggio 2026
L’ultima volta qui era inverno. Torno e… c’est le printemps. Certi mesi passano senza lasciare traccia. Poi torna la primavera e spazza via tutto con la sua energia potente di rinascita, ed è impossibile non raccontare questa Parigi qui. Aprile è stato uno dei più soleggiati degli ultimi anni, comparabile solo a quello del 2020, quando eravamo tutti rinchiusi (e contenti?). Abbiamo avuto un’inizio di primavera pieno di sole, fiori e quell’energia elettrica che riaccende la città e le sue lunghissime giornate. Tutti fuori, alla ricerca di un posto in terrasse o un angolo di luce e meraviglia sui quais della Senna, per sedersi in prima fila come all’Opéra. Lo spettacolo è iniziato, Parigi è mozzafiato.
1. Boulot-métro-resto : Mi Cha-Ya
Boulot-métro-resto: lavoro, metro, ristorante, a Parigi si mangia fuori


Se c’è un posto a Parigi dove è ancora possibile respirare la Francia profonda, sono i mercati, regno di frutta e verdura locavores, fromages e sapori autentici. Eppure, il cuore del Marché Saint Martin, storico mercato coperto del 10e arrondissement, parla giapponese. Mi Cha-Ya è épicerie–traiteur fondata da Minami Kosugo nel 2023. Originaria di Saitama, in Giappone, è arrivata a Parigi nel 2003 e, dopo diverse esperienze nella ristorazione, ha finalmente realizzato il suo sogno: condividere prodotti e sapori autentici della cucina nipponica. Ma soprattutto, Minami è davvero un personaggio curioso e l’anima di questa piccola échoppe de marché.
Tra scaffali pieni di prodotti misteriosi, prepara onigiri, udon e piatti del giorno sempre diversi, felice di far scoprire ai parisiens una cucina giapponese casalinga e autentica. Entusiasta, indaffarata e senza filtri, è sempre pronta a raccontare aneddoti e curiosità sulla cucina del suo paese. Mi Cha-Ya è al tempo stesso negozio, cucina da asporto e piccolo ristorante con 13 posti a sedere. I clienti possono gustare bentō maison, curry di pollo o tofu e piatti stagionali, con opzioni vegetariane, vegane e senza glutine. Insomma, questo posto è una chicca da non perdere.
Mi Cha-Ya, 31 Rue du Château d'Eau, 75010 Parigi
2. On fonce ! : Plantation Paris
On fonce ! : andiamoci!


Plantation Paris è una ferme urbaine eco-responsabile di 7000 m² che si trova sul tetto di un edificio a nord del 18e arrondissement (quello dove si trova Montmatre, per capirci). Un luogo unico che ospita una grande serra bioclimatica, un orto coltivato in permacultura e un rooftop-bar immerso nel verde, offrendo un’esperienza che riconnette a modo suo i parigini alla natura, pur restando in città.
Nato nel 2021 , questo luogo è diventato un laboratorio a cielo aperto dove si coltivano erbe, ma anche benessere, innovazione e socialità. Oltre alla produzione agricola sostenibile, Plantation propone una vivace programmazione culturale: DJ set serali, workshop di yoga, vendite di prodotti e incontri tematici. È un bel posto dove andare quando fa bello, per aspettare che il sole tramonti, bere un verre accompagnato da qualche assiette à partager preparata con i “frutti del tetto”. E ammirare il Sacré-Cœur da questo tetto giardino che offre una prospettiva diversa, sulla città e sulla consapevolezza ambientale.
Plantation Paris, 37 Rue des Cheminots, 75018 Parigi
3. Flambant neuf : Print
Flambant neuf: nuovo di zecca


Print è un progetto culturale éphémère, hybride et… tellement parisien che ha trasformato un ex edificio di uffici di Orange a Ménilmontant, nel 20° arrondissement. Nato ad Arles nel 2025, durante le Rencontres de la Photographie, il concept è arrivato a Parigi a marzo e durerà fino al 7 giugno 2026. Con i suoi 3000 m² di spazi suddivisi su sei piani, PRINT è concepito come una “capsula culturale” immersiva, gratuita e inclusiva, dove trovare atmosfere e ispirazioni diverse, seguendo una narrazione artistica ispirata dall’estetica dell’ufficio. Dagli open space alle sale riunioni, l’universo “work office” diventa uno spazio dove musica, gastronomia e fotografia si incontrano.
Il luogo ospita una vivace programmazione di mostre, DJ set ed eventi curati da Cracki Records e Bureau Classico, insieme a un’offerta culinaria molto pointue: la Print’zzeria di Marthe Brejon (la famosa Première dame della pizza parigina) e il ristorante-rooftop guidato dal giovane chef Alexis Bijaoui (prenotate, se volete andarci!). Insomma, PRINT è uno di quei posti dove le beau monde parisien si da rendez-vous in questa primavera parigina, per ballare, mangiare, guardare tramonti infuocati sulla la città.
Print, 26 Rue Sorbier, 75020 Parigi
4. Dans les yeux : la Coulée Verte
Dans les yeux : negli occhi.


La Coulée Verte René-Dumont, nota anche come Promenade plantée, è uno di quei luoghi dove mi piace tornare in primavera, una bolla di verde e sospensione al centro della città. Una ex linea ferroviaria trasformata in passeggiata sospesa, che taglia l’est di Parigi per quasi cinque chilometri, da Bastille fino al Bois de Vincennes. La high line de noantri, insomma.
Il percorso inizia sopra le arcate del Viaduc des Arts, taglia in due palazzi e giardini, attraversa i parchi di Reuilly e Hector-Malot, alternando angoli curati a zone dove la vegetazione cresce più libera, quasi spontanea. In primavera, tra rampicanti, rose e fiori selvatici, passeggiare qui è davvero piacevole. La sensazione è un po’ quella di fluttuare sopra la città, attraversandola in modo diverso, lento, silenzioso, quasi intimo.
Piccolo aneddoto personale. Tra gli alberi e i cespugli di questa promenade, ho mangiato la mia prima pizza d’asporto della primavera 2021 dopo la pausa imposta dal Covid, in uno dei periodi più surreali di sempre, tra restrizioni e chiusure pandemiche. Ero con un’amica, abbiamo sfidato il chilometraggio consentito e lo sguardo sospettoso dei passanti, pur di gustare la pizza più buona degli ultimi anni, pur non essendo esattamente un capolavoro dell’arte pizzaiola italiana. Da allora, mi piace ripetere quella che è diventata ormai una tradizione primaverile: la pizza della Coulée Verte.
5. En boucle : Avis de Tempête, Sam Sauvage
Ecouter en boucle: ascoltare in loop.
Un inizio di primavera caldo come a giugno. E come ogni volta che le temperature esagerano un po’, sono arrivati i temporali a rinfrescare l’aria con l’inizio di maggio. Però un pensiero resta: quanto caldo farà nei prossimi mesi? Lo temiamo un po’ tutti. Ecco, questa canzone-bollettino meteo canta l’inquietudine sottile da riscaldamento globale, che fa capolino nelle nostre teste come il suo ritmo martellante. Il va faire chaud, il va faire très chaud.
Classe 2000, Sam Sauvage ha pubblicato il suo primo album a inizio anno, Mesdames, Messieurs ! e in poco tempo si è fatto notare, vincendo anche il premio come Rivelazione maschile ai Victoires de la musique lo scorso febbraio. È giovane, ma anche un po’ clivant, c’è chi lo adora e chi lo critica, chi ama la sua voce profonda e chi detesta le sue canzoni.
Il va faire très chaud
On s'hydrate grand-maman, on boit beaucoup d'eau
Car on me dit dans l'oreillette, qu'il va faire chaud
Il va faire chaud
Avis de tempête, inizia con tono da programma radio ironico, quasi distaccato, ma sotto la superficie si percepisce già una certa inquietudine. Un po’ alla volta la voce si fa più ansiosa e gridata, accompagnata dalla musica dalle influenze pop ed elettroniche.
Il fait chaud, il fait chaud, il fait chaud. Alla fine, il questo bollettino-meteo-umorale non parla solo dell’imprevedibilità del cielo, ma anche della tensione continua tra sole e tempesta, tra voglia di caldo e paura di quello che questa sacrée météo (sì in francese è femminile) ci riserverà.
Insomma, sì, il va faire chaud. Ma…


