SPAM #6
Se Parigi Avesse il Mare. Port de l'Arsenal / Les Amoureuses Bis / Ground Control / Irwin / Paris piéton / La Fresque
21 giugno 2025
Parigi non ha il mare, mais oui. L’inizio dell’estate me lo ricorda ogni anno con puntualità, come un promemoria preciso di temperature che salgono, portando con sé quella frustrante voglia d’acqua cristallina e salsedine. Però, Parigi ha un porto. In questo giugno inoltrato in cui si lotta con la mancanza di vento salato e con questa canicule opprimente, che stringe la città in una morsa afosa, eccolo qui, le voici.
Nato nel 1805 come snodo commerciale e cuore artigiano di Parigi, il Port dell’Arsenal è un bel posto dove tornare per passeggiare e respirare un’aria balneare. Si tratta del canale che collega la Senna al Canal Saint-Martin (del quale avevo parlato qui), passando a un certo punto sotto il boulevard Richard-Lenoir. Creato da Haussmann nel XIX secolo, questo ex-fossato è stato trasformato in un porto turistico che oggi ospita circa 200 posti barca. Qui si viene nei giorni di sole, per fare un picnic o per bere un verre con vista sulle barche, al Grand Bleu, bar-resto immerso in un giardino.
L’acqua permette di arrivare in città in modo dolce e di attraversarla nel cuore, vedendola da una prospettiva diversa. Se mai avrai voglia di fare una crociera sui corsi d’acqua dolce francesi, passando da Parigi, potrai attraccare qui, tra Bastille e la Seine. Pas mal, non ? Eviterei giusto di pescare, ecco.
1. Boulot-métro-resto : Les Amoureuses Bis
Boulot-métro-resto: lavoro, metro, ristorante, a Parigi si mangia fuori
Più che un vero e proprio ristorante, Les Amoureuses Bis è una cave à manger, cioè un locale dedicato al vino, dove è anche possibile mangiare qualcosa per accompagnare la degustazione. Concetto molto parisien, visto che qui non esistono i nostri cari aperitivi nazionali quindi, se si ordina un verre per l’apéro, bisogna ordinare (e pagare, ça va sans dire) il cibo, se si vuole evitare di tornare a casa strisciando. Questo piccolo locale dal nome poetico, si trova in una stradina a pochi passi da Bastille ed è il fratello minore di un altro, (quasi) omonimo, situato proprio accanto: Les Amoureuses.


Nato a inizio 2025, più che un semplice bar à vin, Les Amoureuses Bis è una cave & table de partage nata da un’idea di Alena Iampolskaia, affiancata da Benjamin Leroy. Piccola curiosità: il nome romantico e femminile di questi locali viene da quello di un’azienda vinicola che si trova in Ardèche, dal quale arrivano alcune delle bottiglie selezionate da Alena. D’origine russa, questa grande appassionata di vini è capo di questi due locali gemelli, per i quali ha scelto oltre 200 etichette con cura e passione.
Côté cuisine, la carta propone croque golosi, maki croccanti rivisitati, formaggi e salumi scelti con la stessa attenzione riservata al vino. Al centro del locale, un grande tavolo in legno accoglie fino a 16 persone, che non sempre si conoscono, ma condividono lo stesso spazio per bere, chiacchierare e spesso, fare nuovi incontri.
Dove? Les Amoureuses, 3 Rue des Tournelles, 75004 Parigi
2. On fonce ! : Ground Control
On fonce ! : andiamoci!
Nato nel 2014 in un’ex spazio industriale postale vicino alla Gare de Lyon, Ground Control è un luogo dove cultura, convivialità e impegno sociale si intrecciano ogni giorno. Il progetto, indipendente e autogestito, prende il suo nome dall’iconica canzone di David Bowie, simbolo di libertà artistica e rottura degli stereotipi, e propone una programmazione culturale gratuita o accessibile, con artisti emergenti, talk, performance e attività per bambini (di tutte le età), per raccontare storie alternative e stimolare nuovi immaginari urbani.


Ground Control accoglie tanti food truck e ristoranti che seguono i criteri Ecotable, (associazione che accompagna i ristoratori nella transizione ecologica): niente plastica, compostaggio, filiere corte e rispetto per l’ambiente. Qui si viene per ascoltare un concerto, guardare una mostra, ballare, mangiare qualcosa o chiacchierare davanti a un bicchiere di vin nature. Tra i diversi punti di ristoro che animano gli spazi immensi di questo tiers lieu, i miei preferiti sono l’ottima pizzeria Fermento e l’indiano contemporaneo Burnin Naan.
Petite curiosité: questo spazio ospita anche uno studio di registrazione di Podcast, dove ne vengono prodotti diversi e dove il pubblico è invitato ad assistere ai talk e, a volte, a partecipare alle discussioni (puoi ritrovarli qui, se ti va). Insomma, Ground Control è un melting pot urbano che mescola idee, sapori, arte e impegno sociale, sempre con uno sguardo ottimista e curioso sul mondo. Uno di quei posti parigini che dimostrano che un altro modo di vivere la città è possibile.
Dove? Ground Control, 81 Rue du Charolais, 75012 Parigi
3. Flambant neuf : Irwin
Flambant neuf: nuovo di zecca
Negli ultimi mesi di scoperte gastronomiche in giro per Parigi e per la Francia, c’è un ristorante che mi ha davvero conquistata. Aperto nell’aprile 2025, Irwin è il primo ristorante di Irwin Durand, chef trentenne con solide esperienze tra i grandi nomi della cucina francese. Nel cuore dell’8° arrondissement, quartiere di uffici e ampi boulevard, questo locale accogliente e raffinato permette di scoprire una delle più interessanti cucine parigine del momento. Con un passato tra le cucine stellate di Robuchon, Savoy e Alléno, Durand permette di vivere un’esperienza culinaria molto interessante ed emozionante, un viaggio nei sapori dei suoi ricordi.


La sala del ristorante, disegnata da JOD Architecture, gioca con la forma del cerchio, che ritorna anche nei piatti, simbolo di cerchi che si chiudono e cicli che ritornano. Lo chef Durand è affiancato da una squadra giovane e affiatata, sia in cucina che in sala, dove l’atmosfera è accogliente e il servizio sorridente. I piatti, creativi ma radicati nella memoria, sono organizzati all’interno di percorsi di degustazione ispirati ai luoghi che hanno segnato la carriera dello chef.
A chiudere il pasto, arriva un’ultima, dolcissima sorpresa: i dessert firmati da Tessa Ponzo, giovane e appassionata cheffe pâtissière che conquista con creazioni delicate e piene di carattere. Tra le sue proposte, un sorprendente lavoro sulla vaniglia, ingrediente a cui è particolarmente legata. Se vi capita di fare due chiacchiere con lei, chiedetele di parlarvi della sua collezione di baccelli arrivati da lontano, sarà contenta di mostrarveli con gli occhi che brillano.


Dove? Irwin, 22 rue Cambaceres, 75008 Parigi
4. Dans les yeux : Paris vert
Dans les yeux : negli occhi.
Dicevamo. Questi giorni Parigi è in una morsa di caldo afoso. Però, la città sta diventando sempre più verde e la natura sta tornando nelle sue strade, per cercare di contrastare l’effetto del cemento ogni anno più bollente. Per rispondere alla crisi climatica e migliorare la qualità dell’aria, negli ultimi anni la capitale francese ha intrapreso una vera rivoluzione “vegetale”. In questo 2025, Parigi punta su boschi urbani, tetti fioriti, orti condivisi e sempre strade pedonali e alberate. Il cambiamento si vede e si respira.


Oltre il 30% del territorio cittadino è più verde e, forse, i luoghi dove questo cambiamento è più evidente, sono le nuove rues-jardin dove sono state piantate nuove piante e alberi, e le piazze che diventeranno delle vere e proprie foreste (come quella dell’Hôtel de Ville o la Place du Colonel Fabien). Perfino i cortili delle scuole si trasformeranno in cours oasis, cortili-oasi freschi e alberati.
La biodiversità urbana è in piena esplosione, ci sono piante e fiori ovunque, ma soprattutto in zone come la Petite Ceinture, ex-ferrovia che circonda la città, che sta diventando un corridoio ecologico, dove tutti possono passeggiare all’ombra. Insomma, Parigi si sta trasformando in un enorme e bellissimo giardino, sperando in un futuro più fresco e verde.
5. En boucle : La Fresque, Vincent Delerm
Ecouter en boucle: ascoltare in loop.
La canzone di questo SPAM è cantata da Vincent Delerm, chansonnier dall’anima delicata, si chiama La Fresque e da il nome al suo ultimo album, uscito lo scorso 6 giugno, dopo sei anni di silenzio discografico. Quello per Delerm, è per me un amore difficile, nato nel 2002 cantando en boucle Fanny Ardent et moi, canzone del suo primo album piena d’ironia e, per me, un concentrato d’immagini di una Francia tutta da scoprire. Poi, a un certo punto, ho smesso di ascoltarlo forse perché, immersa nell’universo bobo intello che cantava, non ho più avuto voglia di cantarlo, qui sait.
La sua voce delicata e un po’ stonata era già riuscita a ricatturare la mia attenzione un paio di mesi fa, con la prima traccia del nuovo album pubblicata in anteprima, Plusieurs. In questo nuovo disco composto da 14 canzoni, ognuna con la sua atmosfera unica in bilico tra pop orchestrale e minimalismo elettronico, il caro Vincent riafferma il suo stile inconfondibile, malinconico e sofisticato, con testi che trasformano ogni pezzo in un piccolo quadro di vita vissuta.
Tous les visages que tu as pu aimer ou presque
La fresque
Il brano d’apertura, che da il titolo all’album, è una dichiarazione d’amore a chi c’è e non c’è più, quel mosaico di volti e ricordi che rimane impresso nella fresque simbolica della nostra esistenza: un disegno, nel senso più ampio del termine, che ci racconta e ci definisce, nel presente e in ciò che diventeremo. Tutte le persone che sono passate, rimaste, andate, tutte quelle che ancora arriveranno, a volte lasciando un segno, altre aprendo strade che ci hanno permesso di cambiare direzione, anche solo con uno sguardo. Des fantômes, des disparitions, des absences (Fantasmi, sparizioni, assenze).
Più che cantarlo, Vincent Delerm ne declama il testo, su una base di corde e note elettroniche. Dopo più di 20 anni, questo parisien du 11e arrondissement riesce di nuovo a farmi appassionare al suo sguardo su questa realtà che condividiamo, da quarantenni parigots, tra bilanci, nostalgie e nuove prospettive.
Ça y est, a Parigi fa caldo. Il sole tramonta alle 21.58 e brucia forte sulla città, voilà.



