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Se Parigi Avesse il Mare. Aurevoir Beaubourg / Nobi-San / Bake Sale for Palestine Paris / Edward Weston - Becoming Modern / Fondation Cartier / Paris Amour
26 ottobre 2025
Ça y est, il Centre Pompidou si prende una pausa di cinque anni. Prochain rendez-vous en 2030, data che sembra appartenere a un futuro avenieristico. Un’epica ristrutturazione gli permetterà di riconnettersi con la sua “utopia originaria”, dicono, e di liberarsi dell’amianto che lo (ci) avvelena da anni. Di sicuro, questo centro di vita e cultura pulsante, che batte nel cuore di Parigi dal 1977, mancherà ai parigini e ai turisti di passaggio. Mancheranno i suoi spazi accoglienti, le sue expo, la sua immensa bibliothèque publique d’information e i suoi panorami pazzeschi sui tetti della città. Resterà al centro della città, silenzioso e presente, colorato e fotogenico, mentre le sue attività e i suoi impiegati vivranno sparsi altrove. Aurevoir Beaubourg, vivement 2030 !
1. Boulot-métro-resto : Nobi-San
Boulot-métro-resto: lavoro, metro, ristorante, a Parigi si mangia fuori
A Parigi, il sushi è tellement has been. Da qualche anno, si moltiplicano in città nuovi bars à hand rolls, spesso ultra-design e chic, ispirati da una tendenza gastronomica arrivata (ancora una volta) dagli US. Si tratta di rotoli di maki non tagliati, composti da alga nori farcita con pesce crudo e condimenti vari. A differenza dei maki classici, queste bouchées si mangiano appena pronte, per godersi la croccantezza dell’alga fresca, e con le mani. Inaugurato la scorsa estate, Nobi-San inventa invece una via di mezzo tra gli hand rolls e i temaki.


All’angolo di una delle più belle stradine del Marais (secondo me), il nuovo indirizzo di Thomas Moreau, già fondatore di DokiDoki, interpreta il classico cono temaki in chiave contemporanea, su un’idea del maestro Hisanobu “Nobu” Shigeta. Dietro il bancone minimalista, l’equipe del ristorante prepara sotto gli occhi dei clienti questi bellissimi (e buonissimi) coni di alga nori croccante e pesce crudo freschissimo: toro, salmone, capesante, caviale Volzhenka. Ci si siede al comptoir, si seleziona la propria scelta di temaki su un foglietto-menù e poi ci si lascia servire. Côté boissons, la maison propone una bella selezione di saké. Personalmente, io consiglio una tazza di genmaicha, tè verde giapponese al riso soffiato tostato.
Dove? Nobi-San, 58 Rue de Turenne, 75003 Parigi
2. On fonce ! : Bake Sale for Palestine Paris
On fonce ! : andiamoci!
Bake Sale for Palestine Paris è un collettivo che, da due anni, raccoglie fondi e promuove la consapevolezza su quello che succede tuttora in Palestina. Un’occasione per parlare di Gaza e della Cisgiordania, condividere un momento di sapori e impegno, all’insegna di gastronomia e solidarietà.
L’iniziativa, ideata dalla pasticcera canadese di origine palestinese Nesreen Mroueh, fa tappa in diversi locali di Parigi (boulangerie, cafés, bars à vin), con le sue vendite di dolci solidali. A seconda delle date e dei posti, si possono acquistare delizie dolci e salate, ascoltare interventi sul tema, o bere un semplice caffè. I profitti delle vendite sono interamente devoluti all’assistenza medica d’urgenza per le popolazioni civili palestinesi.
Oggi, domenica 26 ottobre, io farò un salto al Centre Culturel (luogo di vita e cultura cui avevo parlato qui) dove è in programma una vendita solidale con dolci e piatti salati, caffè, tè e tanti prodotti palestinesi: ceramiche tradizionali, olio d’oliva, za’atar, saponi, kefiah e molto altro. Le iniziative si moltiplicano di settimana in settimana: per restare aggiornati basta seguire le attività di Bake for Palestine Paris.
3. Flambant neuf : Fondation Cartier pour l’art contemporain
Flambant neuf: nuovo di zecca
Per un museo che chiude (temporaneamente), ce n’è uno che apre. Lo stesso giorno della chiusura del Centre Pompidou, la Fondation Cartier pour l’Art Contemporain ha inaugurato la sua nuova sede nel cuore di Parigi, di fronte al Louvre (recentemente svaligiato, ma questa è un’altra storia di cui parlano tutti, quindi inutile farlo anche qui). In occasione del suo 40° anniversario, la fondazione démenage, lascia lo storico indirizzo nel 14e arrondissement che l’ha ospitata dal 1984, e prende posto nei suoi nuovi lussuosissimi locali progettati da Jean Nouvel. Per l’occasione, l’archi-star francese ha trasformato un edificio haussmanniano in uno spazio trasparente, modulabile, con ampie vetrate, piattaforme mobili e oltre 6.500 m² dedicati alle mostre che la Fondation accoglierà, cambiando ogni volta forma e carattere.
L’expo d’apertura, L’Exposition générale, raccoglie circa 600 opere di 100 artisti internazionali più o meno célèbres, e si articola in diverse sezioni tematiche che offrono una panoramica completa della collezione della Fondation, esplorando architettura, materiali e futuri possibili. C’è tempo per andarci, la mostra dura fino ad agosto 2026. Il biglietto è meglio comprarlo online, la coda è già immensa!
4. Dans les yeux : Edward Weston - Becoming Modern, MEP
Dans les yeux : negli occhi.
La nuova mostra Becoming Modern della Maison Européenne de la Photographie (MEP), ripercorre uno dei momenti decisivi della storia della fotografia, mettendo in luce il lavoro di Edward Weston, fotografo statunitense modernista, dallo sguardo essenziale, preciso e diretto. Tratte interamente dalla prestigiosa collezione del Wilson Centre for Photography, le sue foto in bianco e nero si compongono di linee, forme e luce. Weston trasform oggetti comuni (conchiglie, verdure, corpi, pietre) in modelli d’estrema precisione. La fotografia diventa scultura. I capolavori del fotografo sono affiancati da opere di Edward Steichen, Alfred Stieglitz e Anne Brigman, per un confronto inedito tra grandi visioni fotografiche. L’expo resterà alla MEP fino al 25 gennaio 2026. Allez-y.
5. En boucle : Paris Amour, Keren Ann
Ecouter en boucle: ascoltare in loop.
Fine ottobre. Questo primo giorno d’ora legale segna ufficialmente l’inizio della discesa verso il grigio-freddo-buio invernale parigino. L’inizio di mesi di Parigi all’ennesima potenza, con i suoi cieli-coperchio di nuvole e strati di lana a isolarti dalla sua la sua pioggia-vapore-smog plumbeo e dalla sua energia nervosa.
In questo periodo, la solita vecchia domanda-tormentone torna: che cosa ci faccio ancora qui? Per caso (ma il caso non esiste, ça va sans dire), questi giorni ho scoperto questa canzone di Keren Ann.
Sei anni dopo il suo ultimo album, la cantante è tornata lo scorso settembre con Paris Amour, il suo nono disco. Rivelata nel 2000 da Benjamin Biolay, nell’album Chambre avec vue (che conteneva la sua celebre e bellissima Jardin d’hiver, che me l’ha fatta scoprire) la cantante-autrice-compositrice firma anche questa volta album molto delicato. Nelle sue nuove canzoni, canta i suoi désirs fatigués de navires argentés (desideri stanchi di navi argentate) come i suoi capelli di parisienne cinquantenne, e riflette ironicamente sul tempo che passa.
A Parigi, sfondo e musa, l’artista dedica questa canzone, dichiarando il suo amore per la città che l’ha accolta da adolescente e dove vive tutt’ora, nel 18e arrondissement.
In questi giorni-cerniera tra autunno e inverno, condivido il suo rapporto ambivalente e il suo sguardo acuto su questa Paris dura e fragile, capace di ferire e sfiancare, ma difficile da lasciare. Perché nonostante i dubbi e le bestemmie, le ipotesi di altrove e le fughe momentanee, anch’io sono ancora qui. C’est ça, le Pari(s).
Paris t’es dure, Paris j’te jure, Paris, tu m’as périmée
Mais Paris amour, Paris toujours
Paris, j’te quitterai jamais
Diamo ufficialmente il benvenuto al periodo dell’anno in cui la méteo parisienne è meglio non guardarla. Ma se proprio ci tieni...





